Studiare in un tempio thailandese
La mia esperienza a Bangkok con i monaci del Wat Pho alla scoperta dei segreti della medicina tradizionale.

Studiare in un tempio thailandese

Avete mai pensato di andare fino a Bangkok per studiare in un tempio thailandese i segreti delle antiche tecniche di guarigione? Probabilmente no e per la maggior parte della mia vita non ci ho pensato nemmeno io.

Che poi noi romani siamo scettici su tutto, quasi a sfiorare la supponenza. Figuratevi un Romano supportato da 3 secoli di ricerche scientifiche che si mette a studiare queste cose! Avrei potuto dar credito alla medicina tradizionale fatta di miscugli di erbe, tecniche di respirazione e punti di pressione? Ovviamente no, però non nego che un po’ mi incuriosiva. Dopotutto l’uomo, in ogni angolo del mondo, si è curato con la medicina tradizionale per migliaia di anni. Ed è persino riuscito a sopravviverci nonostante le guerre, i cataclismi, le carestie e le epidemie. Cioè come funziona esattamente questa medicina tradizionale? sono davvero solo un mucchio di stupidaggini o c’è qualcosa di valido? e sopratutto, oggi possono essere utili queste conoscenze o sono del tutto anacronistiche?

Ecco più o meno sono queste le domande che avevo in partenza. In fin dei conti avere un’opinione su qualcosa che si conosce a malapena equivale ad avere un pregiudizio su quella cosa, e studiarla per capirla non significa necessariamente condividerla.

Giudizi o pregiudizi? 

Qualche anno prima in Thaialndia avevo provato il massaggio terapeutico. Ero rimasto colpito dal fatto che in poco tempo era sparito il mal di schiena e i dolori al collo che mi portavo dietro da un sacco di mesi. Inoltre quando ritornai dal viaggio per circa un mesetto continuai a sentirmi bene, pieno di energia e di buon umore. Ma più che per il massaggio pensai che fosse merito della vacanza e del relax. 

Avevo sempre sentito parlare delle proprietà “magiche” di alcuni massaggi come lo shatsu, quello Thailandese, l’Ayurvedico, ecc. ma avevo sempre pensato ad una trovata pubblicitaria che faceva leva sull’esotismo e sulla capacità di auto-convincimento delle persone che poi credevano di trovarci un reale beneficio. Ma io non ero sicuramente tra quelli, avevo provato solo per curiosità e non potevo essermi fatto influenzare. Era possibile che mi fossi fatto suggestionare in qualche modo da contesto intorno oppure avevo un fatto evidente davanti agli occhi che non volevo accettare? li per li non ci pensai troppo e non gli diedi neanche troppo peso, alla fine era solo un massaggio.

Però ripensandoci ora è curioso come i bias cognitivi plasmino il mondo intorno a noi e la percezione che noi abbiamo di esso. I bias, in psicologia, sono costrutti mentali fondati su percezioni errate, su pregiudizi o ideologie che portano l’individuo a creare una realtà soggettiva, non necessariamente connessa all’evidenza che porta ad un errore di valutazione o ad una mancanza di oggettività di giudizio. Praticamente è un modo di distorcere la realtà, in maniera quasi inconsapevole, per rafforzare le proprie convenzioni. Se credete che qualcosa sia in un modo solo perché ammettere il contrario potrebbe far crollare le vostre convinzioni, probabilmente siete davanti ad un bias.

Siccome avevo già riconosciuto la mia profonda ignoranza in materia e non volevo essere l’ennesima vittima dei bias, decisi di fare la cosa più semplice: iniziai a documentarmi.

studiare in un tempio thailandese
Jīvaka Kumār Bhacca

La storia di Jīvaka 

La medicina tradizionale ed il massaggio terapeutico, conosciuto in Thailandia col nome di “nuad phaen borarn” (นวดแผนโบราณ), arrivarono tramite le rotte della via della seta. La legenda vuole che fu un discepolo del Buddha, nonché suo medico personale a portare queste conoscenze in Thailandia. Si chiamava Jīvaka Kumār Bhacca, venerato da tutti i thailandesi con l’affettuoso epiteto di “papà dottore” e conosciuto in tutto il sudest asiatico con nomi diversi a seconda della regione linguistica: Jīvaka Komārabhacca, Jīvaka Kumārabhṛta, Khun Jivaka , Ajahn Shivago, Dr. Chivaga, etc.

Si racconta che il principe Abhaya, figlio del re indiano Bimbisāra trovò un neonato abbandonato tra i rifiuti. Il re fu così colpito nel vedere l’attaccamento alla vita di quel bambino che decise di accoglierlo nella sua famiglia chiamandolo Jīvaka (vita) Komārabhacca “adottato da un principe”. Una volta divenuto grande Jīvaka decise di andare a studiare medicina a Takṣaśilā, una delle più importanti città del regno di Gandhara. Per chi non lo sapesse, il Gandhara era la regione dove Alessandro magno fondò la città più orientale del suo impero, Alessandria sull’Indo, (oggi Uch Sharif) lasciando una nutrita colonia greca. In questo regno per lungo tempo si fusero le culture iranica, ellenica e indiana. 

Jīvaka finì la sua formazione in appena sette anni e iniziò a girare la regione. La sua fama diventò così grande da precederlo. Nonostante fosse uno dei più grandi medici del suo tempo non smise mai di viaggiare e di imparare da altri grandi maestri. Fu così che divenne discepolo anche di Siddhartha, il Buddha storico, nonché suo medico personale. Nei racconti del canone Pali, giunti sino a noi, colpisce il fatto che il Buddha sia rappresentato in tutta la sua fragilità e vulnerabilità umana. Sono numerosi i racconti dove si ferisce o si ammala, richiedendo l’intervento quasi sempre risolutivo di Jīvaka. Quasi sempre perché alla fine Buddha muore a causa di una violenta forma di dissenteria. Anche se la versione ufficiale sostiene che decise volontariamente di entrare nel nirvana prendendo la malattia come pretesto per abbandonare questo mondo.

Jīvaka e la medicina tradizionale

Tuttavia questo episodio non influenzò la fama da grande guaritore di Jīvaka, tanto che dopo la sua morte venne venerato in tutta l’Asia. Secondo i testi Pali, avendo servito e ricevuto gli insegnamenti direttamente dal Buddha raggiunse lo stato di sotāpanna, lo stato che precede l’illuminazione.  

Jīvaka dopo la morte del Buddha iniziò a girare per tutta l’Asia scambiando insegnamenti medici con le proprie conoscenze e con la dottrina buddhista. Fu in questo modo che il suo immenso bagaglio di studi arrivò in Thailandia, influenzato dalla medicina ayurvedica e da quella cinese. Il suo insegnamento era un concentrato delle conoscenze più avanzate che si potessero trovare in tutta l’Asia di quel periodo. Per questo motivo i ricercatori fanno fatica a stabilire quanto Jīvaka abbia influito realmente, quanto di quell’immenso bagaglio culturale fosse stato importato e quanto fosse già presente nelle antiche conoscenze siamesi. Ad ogni modo è riconosciuto da sempre come il padre della medicina tradizionale thailandese e del massaggio terapeutico. 

cortile del Wat Pho

Studiare in un tempio thailandese

Il massaggio terapeutico che tutti conosciamo come Thai massage, in patria è conosciuto semplicemente come Nuad borarn, “massaggio antico”. Venne tramandato oralmente per secoli in forma iniziatica, da maestro a discepolo, fino al XVII secolo, quando comparve scritto su alcune foglie di palma in lingua pali. Purtroppo quasi tutti i testi andarono perduti con l’invasione birmana del 1767 e la distruzione dell’antica capitale Ayutthaya. Fortunatamente però le conoscenze non andarono perdute grazie ai monaci che non smisero mai di tramandare oralmente le loro conoscenze e ai testi sopravvissuti nelle aree più remote del paese.

Riconoscendo l’immenso valore culturale e medico di queste conoscenze, nel 1832 il Re Rama III decise di far incidere i testi sopravvissuti sulle mura di un tempio nei pressi del palazzo reale. Inoltre chiese ai monaci di aprire l’insegnamento a tutti in modo che, se fossero stati attaccati un’altra volta, sarebbe stato più difficile eliminare i custodi di queste antiche conoscenze.

Fù così che nacque la prima università libera della Thailandia. Il tempio è conosciuto col nome di Wat Pho, che è l’abbreviazione di un nome molto più lungo: Wat Phra Chettuphon Wimon Mangkhalaram Ratchaworamahawihan. Il nome originale significa tempio del Buddha sdraiato, in quanto venne dedicato al Buddha morente e la statua principale rappresenta proprio il Buddha sdraiato, nel bosco di Sal, nell’attimo prima di raggiungere il nirvana.

Sempre in questo tempio nel 1995 nacque ufficialmente la prima scuola al mondo di medicina e massaggio tradizionale thailandese, riconosciuta dai ministeri dell’educazione e della salute. Inoltre nel 2008 le 1360 incisioni volute da Re Rama III vennero dichiarate patrimonio dell’umanità dal’UNESCO. Oggi la Thai medical school del Wat Pho conta diverse sedi distaccate in tutto il paese. 

Se volete sapere altro sul Wat Pho e i templi thailandesi vi consiglio di leggere anche questo articolo: Gli 8 templi più belli di Bangkok

Dopo essermi documentato e dopo aver ascoltato l’esperienza di mio fratello, che nel frattempo era andato in Thailandia a studiare senza pensarci troppo, mi decisi a fare il grande passo. Comprai il biglietto per Bangkok, non ero ancora del tutto convinto, ma i racconti di mio fratello mi avevano incuriosito ancora di più. Dovevo scoprire in prima persona se queste conoscenze potessero essere valide o meno. Alle brutte avrei passato qualche settimana in una delle mie città preferite ingozzandomi di mango e phad thai. 

L’arrivo nella città degli angeli 

Arrivai a Bangkok in una calda e umida mattina d’aprile, il mese più caldo dell’anno, ad una decina di giorni dai festeggiamenti del Sonkgran. Passai al volo in hotel a lasciare i bagagli e a darmi una rinfrescata e uscii subito per dirigermi al tempio per svolgere le pratiche di ammissione. Compilai un po’ di scartoffie, consegnai i documenti e pagai la retta. Adesso potevo iniziare a studiare in un tempio thailandese!

Mentre stavo per seguire il monaco che si era offerto gentilmente di accompagnarmi a visitare la struttura mi cadde l’occhio sulla ricevuta. Riportava una strana data 02/04/54… cinquantaquattro? Stavo per tornare dalla signorina all’accettazione, convinto di segnalare un errore, quando vidi il calendario sul muro dietro la scrivania: Aprile 2554! Ma si che scemo, in Thailandia le date ufficiali vengono scritte seguendo il calendario buddhista. Così feci finta di aver dimenticato una cosa sulla sedia della scrivania e con nonchalance tornai velocemente dal monaco. La sede della scuola è un piccolo edificio a più piani. Su ogni piano ci sono ampie aule con il tipico pavimento in tek e i materassini in rattan a terra, e si respira costantemente un’aria carica di incenso e di balsami alla canfora. 

Quando uscii mi diressi verso il fiume per prendere il battello. Durante le ore di punta il fiume Chao Phraya è il modo più veloce e sicuro per muoversi in città, e anche il modo migliore per assaporare il piacere di un viaggio lento, un capriccio d’altri tempi. Sceso dal battello mi fermai a mangiare in una stradina non lontana dal fiume, pieno dei tipici carretti di street food.

Mi tornarono in mente la parole del tassista: “il posto migliore per mangiare a Bangkok sono i banchetti per strada. Un ristorante potrà anche sembrare più pulito ma non fidarti delle apparenze! se un posto ha la fila di persone fuori mettiti in coda e non te ne pentirai, se il posto è vuoto, anche se fosse il ristorante più bello del mondo, allora fuggi!”. Ascoltai quel consiglio e mi misi in fila assieme ai lavoratori della zona che si erano riversati in quella stradina per il pranzo. Satay di pollo, riso e mango in cambio di qualche euro, un pranzo da re. 

Il primo giorno da studente in un tempio thailandese

Il giorno successivo mi recai al tempio molto presto per iniziare l’intensa settimana di formazione. La classe era divisa in piccoli gruppi di massimo sei persone e c’erano un maestro responsabile del corso, due maestri che supervisionavano 5 gruppi ciascuno e un insegnante per ogni gruppo, tutti insieme nella stessa sala. Il mio gruppo sembrava l’inizio di una barzelletta: c’erano un italiano (io), due tedeschi, una giapponese e una brasiliana. Ci tenevano separati dai Thai, che erano l’80% degli studenti per ovvie ragioni linguistiche. 

Ogni mattina l’appuntamento era alle 8:00, iniziavamo con la preghiera e la condivisione delle offerte a Jīvaka, facevamo lezione fino alle 12:00, poi un pranzo leggero rigorosamente vegetariano (per rispettare i precetti buddhisti ed evitare le botte di sonno nel pomeriggio) e infine di nuovo lezione dalle 13:00 fino alle 17:00. Più che un tempio sembrava una caserma. Ah dimenticavo, tornato in stanza facevo una doccia veloce, uscivo a mangiare un pasto vero nel tentativo di riprendermi dalle verdure, rientravo in stanza e ripassavo un’oretta le cose studiate durante il giorno, prima di crollare sul letto. 

studiare in un tempio thailandese
le lezioni al tempio

Gli insegnamenti al tempio

Adesso che sapete quanto era esaltante la mia vita a Bangkok, e quanto fosse semplice studiare in un tempio thailandese, vi starete chiedendo come ho fatto a resistere… Semplice testardaggine! e una buona dose di curiosità. Le lezioni si dividevano in due parti: una parte teorica che ci impegnava circa mezza mattinata e una parte pratica per tutto il resto del tempo. La parte pratica era la parte più dura a livello fisico, ripetevamo all’infinito ogni passaggio per fissarlo in mente sfruttando la memoria cinestetica. La parte teorica invece era quella che meritava un po’ più di attenzione.  

Secondo i principi della medicina tradizionale il corpo è composto da un’anima e 4 elementi: Terra, Acqua, Fuoco e Aria. Ogni elemento del corpo è correlato con il suo corrispettivo nell’universo e finché tutto rimane bilanciato il corpo non si ammala. Questo è un principio fondamentale che era chiaro a tutte le culture antiche e alle tradizioni di origine sciamanica: il corpo è correlato con l’ambiente che ci circonda, se l’ambiente è malato il corpo si ammala, se l’ambiente è sano, anche il corpo lo sarà.

Oltre a questa ci sono anche altre cause di malattia e sono sempre legate al mondo che ci circonda e ai suoi ritmi: i cambi di stagione, il cambiamento del ciclo vitale e dell’età, il cambiamento del clima e il cambiamento della fase notturna e diurna (ovvero i cicli circadiani). Infine possono influire le cattive abitudini nel dormire, nel lavorare e nel mangiare. Fin qui la teoria è abbastanza condivisibile e può essere compresa anche ad un bambino di 5 anni: l’uomo è composto dagli stessi elementi del mondo che lo circonda e per stare in salute deve vivere rispettando i ritmi naturali, sia interni che esterni.

I principi del massaggio thailandese

Ora vediamo come è strutturato il corpo umano secondo i principi del massaggio tradizionale. Partendo dall’ombelico si diramano dieci canali energetici principali, chiamati sen, e circa 72.000 canali minori che si trovano a due centimetri sotto la pelle. Queste linee invisibili permettono all’energia vitale (prana o spirito) di fluire liberamente all’interno del corpo umano e di alimentare i chakra e gli altri nodi energetici minori che sono sparsi in tutto il corpo. Ma allo stesso modo alcuni tratti di questi canali possono chiudersi a seguito di un trauma (sia fisico che psicologico), per un accumulo di tossine o per una malattia.

Il massaggiatore può ripristinare il corretto flusso energetico intervenendo con tecniche di digitopressione e compressione direttamente sui sen. Questa cosa è presa così seriamente che c’è il divieto assoluto di eseguire il massaggio quando c’è una malattia in corso. Ad esempio le persone con l’influenza, quelle con un tumore e chiunque abbia le ossa rotte o delle ferite aperte. In questi casi i canali energetici si chiudono per permettere al corpo di guarire prima o evitare che la malattia circoli nel corpo. Intervenire per sbloccare i canali, in questa fase, potrebbe essere devastante per la salute del paziente.

A questo punto uno dei più grandi pregiudizi che avevo mi si è sbriciolato in un attimo. La medicina tradizionale non si mette mai in competizione con la medicina moderna. Davanti ad un tumore non ti offrono succo di limone e bicarbonato ma ti dicono di andare in ospedale e farti visitare da uno specialista. Curano con le piante officinali molte malattie comuni e le raccomandano al posto dei farmaci generici per il semplice fatto che hanno meno controindicazioni.

In linea generale il loro focus non è mai sui sintomi della malattia, si pensa ad eliminare le cause e non gli effetti. Promuovono uno stile di vita sano ed equilibrato, perché sanno che se lo rispetti hai meno possibilità di stare male e quindi puoi conservare la tua salute più a lungo. Ecco si potrebbe dire che per loro i principi della medicina tradizionale vanno usati tutti i giorni mentre la medicina moderna va usata solo nei casi più gravi. 

studiare in un tempio thailandese
io con uno degli insegnanti

L’esame

Alla fine arrivò l’ultimo giorno con il temuto esame. Vista la vita da caserma che facevamo l’esame poteva essere da meno?  ovviamente no! Si iniziava con la preghiera a Jīvaka e poi dovevamo eseguire a memoria e con una precisione impeccabile tutti i 156 passaggi del massaggio tradizionale, mantenendo anche la postura corretta durante l’esecuzione. Avevamo solo un margine di 2 errori e ad ogni errore dovevamo ricominciare la sequenza da capo. Ovviamente nessuno di noi sbagliò, non tanto perché fossimo dei geni, ma perché dopo aver ripetuto gli stessi movimenti per almeno 5 ore al giorno, tutti i giorni, alla fine ti entrano in automatico e li fai quasi senza pensarci.

Dopo l’esame decisi di rimanere qualche altro giorno al tempio per cercare di carpire qualche altro insegnamento e perfezionare qualche piccolo dettaglio. I monaci ti invitano sempre a rimanere qualche altro giorno perché vedendo i nuovi arrivati riesci a fare più caso agli errori, è una forma di apprendimento passivo. Così la mattina la passavo al tempio e il pomeriggio me ne andavo a spasso per Bangkok.  Attesi i festeggiamenti del Songkran, il capodanno thailandese, una festa pazzesca e vissuta con molta partecipazione da tutti, e infine ritornai a casa.

Se volete sapere qualcosa in più del folklore thailandese potete leggere: Chi sono i Phi? 

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Claudia

    Ciao Marco, ho avuto il piacere di leggere la tua esperienza a Bangkok. Sarei interessata al corso che hai seguito, potresti darmi qualche informazione su come si chiama la scuola e come posso contattarli per iscrivermi?
    Grazie in anticipo della disponibilità
    Claudia

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